Il futuro ha radici nella terra: come il Rettore Fatbardh Sallaku sta trasformando l’Università Agraria di Tirana in un’eccellenza europea
Una visione riformista e coraggiosa per ridisegnare l’UBT attraverso gli standard accademici occidentali, l’alleanza con Vienna e una profonda etica della cura e della prossimità.
Di Tommaso Garofalo
Nel panorama dell’istruzione superiore nei Balcani, poche istituzioni stanno affrontando una metamorfosi profonda quanto l’Università Agraria di Tirana (UBT). Imbattendoci di recente in diverse interviste e dibattiti pubblici legati all’ateneo, abbiamo trovato queste testimonianze estremamente stimolanti per riflettere sul futuro del mondo accademico e della società albanese in generale. Questo spunto ci ha spinto ad approfondire con maggiore attenzione la figura del rettore e la sua visione istituzionale.
Al centro di questa rivoluzione vi è proprio il Rettore Fatbardh Sallaku, in carica dal 2020. Accademico di spessore internazionale, esperto di scienze ambientali e del suolo con un solido background formativo e di ricerca tra la Germania (Università di Hohenheim) e gli Stati Uniti (Università della Georgia e del Nebraska-Lincoln), Sallaku sta guidando l’ateneo attraverso una transizione tanto ambiziosa quanto necessaria.
Spesso il coraggio di riformare si scontra con la nostalgia del passato. Negli ultimi anni, l’UBT ha intrapreso una drastica cura dimagrante dell’offerta accademica, riducendo i corsi di Bachelor e Master per concentrarsi esclusivamente sui settori chiave: agronomia, veterinaria, scienze forestali, gestione ambientale e agrobusiness.
È qui che si inserisce la celebre metafora del “ristorante” usata dallo stesso Sallaku nel dibattito pubblico: un’università moderna non può pretendere di offrire tutto a tutti con scarsi risultati, proprio come un ristorante di qualità non può servire ogni genere di piatto senza compromettere l’eccellenza. Ridurre i programmi dispersivi ha significato focalizzare le risorse, l’energia e i fondi sui campi in cui l’Albania ha un reale vantaggio competitivo e una domanda lavorativa immediata.
L’asse con Vienna e la spinta all’internazionalizzazione
Il vero marchio di fabbrica della gestione Sallaku è l’apertura strutturale verso l’Unione Europea. Sotto la sua guida, l’UBT ha stretto una partnership strategica di altissimo profilo con la prestigiosa BOKU (Università delle Risorse Naturali e delle Scienze della Vita di Vienna) e con la Facoltà di Medicina Veterinaria di Vienna, considerate tra le migliori al mondo nel settore delle scienze della vita.
Questa collaborazione non è solo formale: supervisione accademica congiunta, aggiornamento dei curricula secondo i parametri europei e, soprattutto, l’introduzione di programmi che consentono agli studenti di ottenere titoli riconosciuti direttamente in tutta l’Unione Europea. Per una nazione come l’Albania, che fa i conti con la complessa sfida demografica della “fuga dei cervelli”, offrire una formazione di standard austriaco a Tirana rappresenta una svolta epocale: studiare in patria per competere alla pari sul mercato globale.
Un pragmatismo illuminato e la prospettiva della “Diplomazia dei sentimenti”
La visione di Sallaku rifugge l’accademia autoreferenziale per abbracciare un profondo pragmatismo economico e sociale. Il rettore insiste sul fatto che le professioni legate alla terra, alla tutela delle risorse naturali e all’innovazione agroalimentare sono i veri pilastri del futuro dell’Albania per il 2030 e il 2050.
A testimonianza di questo approccio orientato ai risultati, l’ateneo ha avviato sinergie dirette con le istituzioni e il mercato del lavoro — come gli accordi con il Ministero dell’Agricoltura per convogliare i neolaureati verso i posti vacanti nel settore pubblico e privato. Non più diplomi fini a se stessi, ma professioni altamente specializzate (veterinari, agronomi, ingegneri ambientali) con sbocchi certi e retribuzioni dignitose.
Analizzare questa riforma alla luce della “Diplomazia dei sentimenti” permette di cogliere il valore più autentico e profondo di questo cambiamento. Questo paradigma culturale ed etico non concepisce l’università come una fredda macchina burocratica o aziendale, bensì come una comunità viva, radicata nell’ascolto attivo e nell’etica della prossimità. La riorganizzazione dell’UBT si trasforma così in un atto d’amore e di responsabilità verso le nuove generazioni: arginare la diaspora e la dolorosa “fuga dei cervelli” offrendo ai giovani radici solide e opportunità globali nella propria terra. È la costruzione di un autentico locus communitatum et concordiae, in cui il sapere scientifico si unisce all’empatia e alla visione di una società più inclusiva, coesa e proiettata con orgoglio nel panorama internazionale.
Verso un’università del XXI secolo
Ogni grande riforma porta inevitabilmente con sé dibattiti e resistenze al cambiamento. Ma la traiettoria impressa da Fatbardh Sallaku all’Università Agraria di Tirana delinea il profilo di un leader illuminato: un accademico che non amministra lo status quo, ma che ha il coraggio di ripensare l’istituzione universitaria come motore di sviluppo sostenibile, ancorato saldamente ai valori della scienza, del merito e dell’integrazione europea.

