Esistenzialismo contemporaneo e “Diplomazia dei Sentimenti”: una nuova prospettiva sull’uomo
Considerazioni e proposte per una migliore considerazione della vita dell’uomo nella società contemporanea
L’uomo contemporaneo vive in una condizione apparentemente paradossale.
L’esistenzialismo contemporaneo nasce dalla necessità di tornare a interrogarsi sull’uomo, sulla sua libertà, sulla sua solitudine e sul significato della propria esistenza nella società contemporanea.
Alla luce della “Diplomazia dei Sentimenti”, questa riflessione può assumere una prospettiva ulteriore: non considerare l’uomo soltanto nella sua dimensione individuale, ma anche nella rete di relazioni attraverso le quali costruisce quotidianamente sé stesso, la comunità e la società nella quale vive.
È proprio da questa contraddizione che può partire una riflessione sull’esistenzialismo contemporaneo.
L’esistenzialismo del Novecento aveva posto al centro l’uomo concreto: l’individuo chiamato a confrontarsi con la libertà, la responsabilità, l’angoscia, la solitudine, la morte, l’assurdo e la necessità di dare un significato alla propria presenza nel mondo.
Oggi quelle domande non sono scomparse.
Sono diventate, semmai, più complesse.
L’uomo contemporaneo non deve soltanto chiedersi «chi sono?», ma anche:
«Con chi sono?»
«Per chi sono?»
«Che cosa producono le mie scelte nella vita degli altri?»
«Quale società contribuisco a costruire attraverso il modo in cui tratto le persone?»
Ed è precisamente in questo passaggio che può inserirsi la Diplomazia dei Sentimenti.
Dall’esistenza individuale alla relazione – esistenzialismo contemporaneo
L’esistenzialismo ha avuto il grande merito di restituire centralità all’individuo, alla sua libertà e alla sua responsabilità.
La Diplomazia dei Sentimenti può rappresentare un ulteriore passaggio: dall’individuo alla relazione.
L’uomo non esiste soltanto in quanto individuo isolato.
Esiste dentro una famiglia, una comunità, una città, un luogo di lavoro, una scuola, un ospedale, una società. Ogni giorno entra in relazione con altri esseri umani e, attraverso queste relazioni, contribuisce a determinare la qualità del mondo nel quale vive.
La questione esistenziale diventa quindi anche una questione relazionale.
Non basta domandarsi se la propria vita abbia un significato.
Occorre chiedersi anche se il proprio modo di vivere contribuisca a dare significato alla vita degli altri.
È qui che il sentimento assume una dimensione che non è semplicemente privata o emotiva.
Il sentimento diventa responsabilità verso l’altro.
Una nuova idea di progresso – esistenzialismo contemporaneo
La società contemporanea tende frequentemente a misurare il progresso attraverso indicatori economici, tecnologici e quantitativi.
Sono dimensioni importanti, ma non esauriscono la qualità di una società.
Una società può essere tecnologicamente avanzata e, contemporaneamente, povera di relazioni.
Può produrre ricchezza e generare solitudine.
Può aumentare la velocità delle comunicazioni senza aumentare la capacità delle persone di comprendersi.
Per questo la Diplomazia dei Sentimenti propone implicitamente una domanda diversa:
Quanto è umana una società nel modo in cui considera, ascolta e tratta la persona?
Questa domanda può essere applicata alla politica, alla sanità, alla scuola, all’impresa, alla cultura, alle istituzioni e alle comunità.
E cambia il criterio con cui osserviamo il progresso.
Non soltanto quanto produciamo, ma anche come viviamo insieme.
Non soltanto quanto siamo efficienti, ma anche quanto sappiamo prenderci cura.
Non soltanto quanto comunichiamo, ma anche quanto sappiamo ascoltare.
La cura come categoria esistenziale – esistenzialismo contemporaneo
Uno degli ambiti nei quali questa prospettiva può diventare particolarmente concreta è quello della cura.
Prendersi cura dell’altro significa riconoscere che davanti a noi non abbiamo semplicemente un ruolo, una funzione, un numero, un paziente, un cliente, uno studente o un cittadino.
Abbiamo una persona.
La Diplomazia dei Sentimenti introduce quindi una possibile categoria culturale: la cura della relazione.
Non sostituisce la competenza professionale.
La completa.
Un medico deve essere competente.
Un insegnante deve conoscere la propria materia.
Un amministratore deve saper amministrare.
Un’impresa deve essere efficiente.
Ma ciascuno di questi ruoli acquista una diversa qualità umana quando alla competenza si affiancano ascolto, rispetto, attenzione e riconoscimento della persona.
Dalla solitudine alla comunità
– esistenzialismo contemporaneo
Uno dei problemi dell’esistenza contemporanea è la frammentazione.
L’individuo rischia di essere percepito come una singola unità separata: consumatore, lavoratore, elettore, utente, paziente, cliente.
La Diplomazia dei Sentimenti propone invece di recuperare la dimensione della comunità.
Non una comunità intesa come appartenenza chiusa, ma come spazio nel quale persone differenti possono riconoscersi reciprocamente.
La comunità, in questa prospettiva, non nasce soltanto dalla condivisione di interessi.
Può nascere anche dalla condivisione di valori, attenzione, responsabilità e sentimenti umani.
E questo permette di introdurre un concetto particolarmente importante:
la qualità delle relazioni è una forma di patrimonio sociale.
Una comunità nella quale le persone si ascoltano, si rispettano e si riconoscono possiede una ricchezza che non può essere rappresentata soltanto attraverso indicatori economici.
Una proposta: un nuovo umanesimo relazionale
– esistenzialismo contemporaneo
Alla luce di queste considerazioni, la Diplomazia dei Sentimenti potrebbe essere proposta come una delle possibili basi culturali per un nuovo umanesimo relazionale.
Non si tratta di costruire una nuova ideologia.
Non si tratta di creare un’organizzazione.
Non si tratta neppure di sostituire la politica, la filosofia, la religione o la scienza.
Si tratta di introdurre una sensibilità culturale capace di ricordare che ogni sistema sociale è, alla fine, costituito da persone e dalle relazioni che esse instaurano.
Da questa prospettiva potrebbero derivare alcune proposte concrete:
1. Educare alla relazione
La scuola non dovrebbe trasmettere soltanto conoscenze, ma anche strumenti per comprendere l’altro, gestire il conflitto, ascoltare e riconoscere la dignità della persona.
2. Umanizzare i luoghi della cura
Ospedali e strutture sanitarie dovrebbero considerare la relazione umana parte integrante della qualità dell’assistenza.
3. Restituire centralità all’ascolto
La capacità di ascoltare dovrebbe essere considerata una competenza sociale e istituzionale, non una semplice qualità personale.
4. Valorizzare le comunità
Le città potrebbero essere considerate non soltanto come spazi amministrativi, ma come luoghi nei quali si costruiscono quotidianamente relazioni umane.
5. Misurare anche la qualità relazionale
Accanto agli indicatori economici e quantitativi, sarebbe utile sviluppare strumenti capaci di osservare il benessere relazionale e umano delle comunità.
6. Riconoscere chi genera valore umano
Il riconoscimento sociale non dovrebbe riguardare soltanto risultati economici, scientifici o istituzionali, ma anche quelle esperienze nelle quali la competenza viene messa al servizio della persona e della comunità.
Dall’«io» al «noi»
– esistenzialismo contemporaneo
In definitiva, l’esistenzialismo contemporaneo può essere letto come una prosecuzione di una domanda antica:
che cosa significa essere uomini?
La Diplomazia dei Sentimenti aggiunge una possibile domanda:
che cosa significa essere uomini insieme agli altri?
È un passaggio dall’io al noi.
Ma non è la cancellazione dell’individuo nella comunità.
Al contrario.
È proprio riconoscendo il valore irriducibile di ogni persona che diventa possibile costruire relazioni autentiche.
L’uomo non perde sé stesso entrando nella relazione.
Può, attraverso la relazione, comprendere meglio sé stesso.
E una società non diventa più umana soltanto quando garantisce maggiori possibilità materiali, ma quando riesce a creare condizioni nelle quali le persone possano sentirsi riconosciute, ascoltate, rispettate e partecipi.
Una possibile conclusione per il paradigma
La Diplomazia dei Sentimenti nasce là dove l’esistenza individuale incontra l’esistenza dell’altro.
È il passaggio dalla consapevolezza di essere persona alla responsabilità di riconoscere la persona che abbiamo davanti.
Perché una società veramente evoluta non è soltanto quella che conosce di più, produce di più o comunica più velocemente.
È quella che sa ancora considerare l’essere umano come fine, e non soltanto come mezzo.
In questo senso, la Diplomazia dei Sentimenti non propone una nuova forma di esistenza, ma un diverso modo di guardare l’esistenza: dall’individuo alla relazione, dalla relazione alla comunità, dalla comunità alla cultura.
E forse è proprio qui che può ricominciare una domanda fondamentale dell’uomo contemporaneo:
non soltanto «come voglio vivere?», ma «quale umanità voglio contribuire a costruire attraverso il modo in cui vivo?»

