Il senso esoterico dell’incontro
Scutari e Kotor, tra maschera, soglia e amicizia rotariana
In foto gli amici Rotariani di Kotor incontrati a Skhodra. Da sin. per chi legge: Damir Rescic, Bojana Djurovic. da destra Aleksandra Ivanovic, accanto a lei Admir Bambur. Posa con guidoncino di Club
Il rito della maschera
L’incontro con gli amici di Kotor, avvenuto a Scutari nella sera del 13 febbraio, ha assunto un significato che va ben oltre il semplice momento conviviale. Il ballo in maschera, nella sua dimensione simbolica, rappresenta un rito antico di trasformazione: togliere il volto quotidiano per accedere a uno spazio più autentico, dove le identità si alleggeriscono e resta l’essenza profonda della relazione umana.
La maschera come rivelazione
In questo contesto la maschera non nasconde, ma rivela. Essa sospende ruoli, titoli e appartenenze, creando un tempo neutro in cui le persone possono riconoscersi per affinità profonde, per vibrazione interiore e per spirito. La serata si è così trasformata in un tempo “altro”, sottratto alla linearità ordinaria, un momento di passaggio in cui l’amicizia si è manifestata come linguaggio universale.
La soglia tra due mondi
Scutari, città di confine e di incontro, ha svolto il ruolo di soglia simbolica. Kotor ha portato con sé la memoria del mare, delle antiche rotte e degli scambi secolari. Nel loro incontro si è generato un cerchio armonico fatto di gesti, musica e presenza, in cui ciascuno ha partecipato non come individuo isolato, ma come parte consapevole di un disegno più ampio.
L’energia sottile dell’amicizia rotariana
In quella sera il Rotary si è espresso nella sua forma più sottile e profonda: non come struttura organizzativa, ma come energia condivisa. Un unico battito, percepibile oltre le parole, in cui l’amicizia diventa conoscenza, la relazione diventa esperienza e l’incontro assume un significato che permane nel tempo, come traccia silenziosa ma duratura di un legame autentico.


