riflessione dal post su FB, martedì 16 giugno 11:59
La grande lezione di Vito Leccese
C’è un momento preciso in cui l’amministrazione della cosa pubblica smette di essere pura gestione burocratica e diventa leadership archetipica. Questo momento coincide con la gestione della complessa vicenda della SSC Bari da parte del sindaco Vito Leccese. Le sue recenti precisazioni, affidate alla città con una nota di straordinaria limpidezza, non rappresentano soltanto un chiarimento tecnico, ma costituiscono una vera e propria cattedra di capacità politica e correttezza istituzionale ai massimi livelli.
In un panorama pubblico spesso dominato dalla retorica dell’urlo e dall’inseguimento del consenso immediato, la postura di Leccese spicca per un’insolita maturità. Il sindaco ha affrontato una delle questioni più spinose e ad alta densità emotiva della città — il futuro della squadra di calcio, intesa come autentico bene comune — rifiutando le scorciatoie del populismo e scegliendo la strada, ben più impervia ma nobile, della verità condivisa.
L’equilibrio del vero statista: la testa oltre la pancia
La prima grande dote politica dimostrata da Leccese è la capacità di disinnescare la tensione emotiva senza mai sminuirla. Riconoscere la “pancia” della tifoseria, validare la frustrazione di una città ferita dalla retrocessione, è un atto di profonda empatia. Ma la declinazione più alta della sua capacità politica risiede nel non essersi lasciato governare da quella stessa pancia.
Un amministratore meno solido avrebbe potuto cedere alla tentazione del gesto eclatante — negare lo stadio, assecondare l’istinto del fallimento terapeutico — per incassare un facile e temporaneo applauso da stadio. Leccese ha saputo dire di no. Ha ricordato con fermezza i limiti dell’ordinamento giuridico e il dovere primario di tutelare le casse comunali da contenziosi legali rovinosi. Questa è la differenza profonda tra chi cerca il consenso e chi esercita la responsabilità: il primo guarda al giorno dopo, il secondo guarda al futuro della comunità.
Correttezza specchiata e il coraggio della vulnerabilità
L’elemento che tuttavia eleva questo intervento a un livello superiore di etica politica è il coraggio dell’onestà intellettuale. Definire “carta straccia” o “aria fritta” sul piano puramente legale gli impegni presi dalla controparte non è un segno di debolezza, ma un gesto di trasparenza assoluta.
Rompendo il vecchio paradigma della politica che deve sempre simulare un controllo totale o vendere compromessi per vittorie epiche, Leccese ha fatto una scelta di straordinaria correttezza nei confronti dei baresi:
- Non ha chiesto una fiducia cieca nei confronti della proprietà.
- Non ha nascosto i limiti degli strumenti normativi in possesso di un sindaco.
- Ha trasformato il vincolo morale in uno strumento politico di vigilanza collettiva, istituendo un organo terzo e indiscutibile come il comitato di garanzia guidato da Franco Cassano.
Un nuovo standard per le istituzioni
Nel gestire la trattativa con la proprietà della SSC Bari, Leccese non ha cercato lo scontro ideologico fine a se stesso, ma ha imposto per la prima volta condizioni formali, scritte e tracciabili. Ha costretto una proprietà storicamente distante a mettere nero su bianco impegni precisi davanti alla città.
La “grande lezione” di Vito Leccese risiede proprio in questo: aver dimostrato che la massima correttezza istituzionale non coincide con la passività, e che l’ascolto dei sentimenti di una comunità non deve mai far smarrire la bussola della legalità e della razionalità. Bari riscopre, in questa vicenda, la guida di un primo cittadino che sa essere custode fermo dei beni comuni, capace di trattare le passioni della città con la serietà e il rispetto che si devono alle cose più care.

Tommaso Garofalo

