Un nuovo vocabolario per le istituzioni: la visione di Giovanna Iacovone sulla Diplomazia dei Sentimenti
Le parole della vicesindaca della città di Bari, Giovanna Iacovone — espresse nell’intervista rilasciata lo scorso 31 maggio su queste stesse pagine — offrono una chiave di lettura profonda per comprendere l’orizzonte della Diplomazia dei Sentimenti. Lungi dall’essere una semplice enunciazione teorica, quelle osservazioni tracciano una linea d’azione concreta per l’attività amministrativa e sociale, ridefinendo il nucleo stesso del paradigma.
Il suo ragionamento si articola attraverso quattro direttrici principali che aiutano a coglierne l’autentica portata.
L’equilibrio tra l’impulso emotivo e il rigore del metodo
Per scongiurare il rischio che il paradigma venga ridotto a una declinazione ingenua o puramente astratta, la vicesindaca propone una precisa analisi dei due termini:
- I Sentimenti come spinta: Non rappresentano una debolezza, bensì la vera forza propulsiva. Sono la componente umana ed empatica che ha il compito di definire le priorità e le finalità delle scelte comunitarie.
- La Diplomazia come strumento: Costituisce l’architettura tecnica, la prassi istituzionale e la capacità di mediazione indispensabili per governare e incanalare quell’energia interiore. È la diplomazia che traduce l’intenzione morale in interventi tangibili, ordinati e strutturati.
La Diplomazia dei Sentimenti si configura così come un modello operativo pragmatico, in cui la capacità di ascolto e l’empatia smettono di essere eccezioni e diventano lo standard dell’azione collettiva.
La Diplomazia di Prossimità come risposta alle crisi globali
La riflessione di Iacovone acquisisce un valore cruciale se rapportata alle tensioni dello scenario internazionale contemporaneo. In un’epoca complessa in cui il diritto internazionale appare spesso fragile di fronte alla logica del più forte, il paradigma si propone come un’alternativa concreta e necessaria.
In questa cornice, la Diplomazia dei Sentimenti trova la sua espressione più autentica nella diplomazia di prossimità, ossia il cuore della “Diplomazia dei Sentimenti”. Si tratta di quell’azione dal basso che i Comuni riescono a tessere giorno dopo giorno, grazie alla rete di relazioni umane, culturali e istituzionali che attivano sui territori. Laddove i canali tradizionali della grande geopolitica mostrano i propri limiti strutturali, la propensione delle municipalità al dialogo, alla cooperazione e all’accoglienza reciproca dogma un fondamentale presidio di pace.
Il superamento dei vecchi modelli relazionali
Dall’intervista emerge con forza la necessità di scardinare i vecchi schemi del passato, muovendosi verso due obiettivi precisi:
- Il contrasto all’individualismo: Il paradigma opera come un correttivo alla frammentazione della società, spostando l’asse dall’interesse del singolo alla salvaguardia del legame sociale, valorizzando l’idea di una comunità unita.
- La riforma del linguaggio pubblico: Viene superata l’idea di una gestione burocratica fredda e distante. Le istituzioni sono chiamate ad adottare la postura dell’ascolto, intercettando i bisogni reali dei cittadini prima ancora che si trasformino in procedimenti formali.
La centralità del legame sociale
Il pilastro conclusivo di questa visione risiede nel concetto di “cura”. Rigenerare e proteggere le relazioni sociali non è un elemento accessorio, ma il presupposto essenziale per garantire la coesione di una comunità. L’adozione di questo paradigma da parte di istituzioni e cittadini permette di rimettere al centro la qualità dei rapporti umani, il rispetto dell’altro e lo sviluppo di spazi condivisi e autentici.
In definitiva, l’analisi del pensiero della vicesindaca ci restituisce uno strumento interpretativo e d’azione potente, capace di coniugare la sensibilità emotiva con l’impegno politico e amministrativo al servizio del bene comune.

